Migranti: la Danimarca blocca i treni con la Germania e rimanda indietro
chi non si registra
·
A causa dell'afflusso di "centinaia di migranti,
la Danimarca ha sospeso a tempo indeterminato il traffico ferroviario con la
Germania, riferisce il sito della Frankfurter Allgemeine Zeitung. La
polizia danese ha chiuso per ragioni di sicurezza anche una superstrada nel
nord del Paese che era attraversata da migranti che cercavano di raggiungere la
Svezia a piedi. Gli immigrati erano fuggiti da una scuola dove erano stati
collocati in attesa di registrazione nella città di Padborg.
Secondo quanto riferisce il settimanale tedesco Die
Zeit, se non si lasciano registrare, la polizia rimanda in Germania i profughi
entrati in Danimarca. Il sito precisa che "circa cento persone" sono arrivate
nella notte a Padborg e "diverse centinaia" hanno raggiunto Rodby
sull'isola di Lolland: "tutti" sono stati alloggiati in alcune
strutture. I migranti in arrivo in una scuola di Rodby adibita ad ostello sono stati presi a sassate da non meglio precisati "xenofobi".
L'amministrazione della regione sud-occidentale
tedesca con capoluogo Stoccarda ha dichiarato di non poter accogliere altri
migranti: "Il Baden-Wuerttemberg non può prendere più nessuno, oggi, in
quanto per la prima volta tutto lo spazio a disposizione è esaurito", ha
detto alla Dpa il capo della cancelleria regionale, Klaus-Peter Murawski.
IL REPORTAGE
DELL'INVIATO Claudio Accogli
Avviso shock a
Asotthalom, al confine tra Ungheria e Serbia: un manifesto incollato alle stazioni
dei bus mette in guardia dal "rischio contagio dalle malattie dei
migranti". L'avviso
contiene due foto. In una dei medici con protezioni anti
infettive trasportano una persona morta in barella. Nell'altra si vede un
braccio devastato da piaghe.
"Non toccate gli oggetti lasciati dai migranti:
vestiti, abiti, scatole di conserve e anche bottigliette d'acqua. I migranti
portano malattie e rischiate di essere contagiati", recita l'inquietante
avviso. Si avvertono i cittadini che nel caso avessero toccato senza guanti di
protezione questi oggetti e dopo qualche giorno si presentino sintomi come
"diarrea, vomito, esantemi sul corpo", di recarsi immediatamente da
un medico. L'avviso è siglato dalle autorità del Consiglio municipale, dove è
al potere Jobbik, il partito di ultradestra antisemita e anti Ue, e anche dal
locale rappresentante del governo centrale di Budapest.
E' un'invasione, dobbiamo fermarli, altrimenti
l'Unione europea scomparirà", tuona il sindaco di ultradestra.
"Bruxelles dovrebbe fare i campi di accoglienza in Arabia Saudita o
Bahrein". Asotthalom è un villaggio ungherese a ridosso del confine con la
Serbia, uno di quelli dove il muro anti-migranti di Viktor Orban raccoglie
maggiori consensi e dove la polizia va a 'caccia' dei profughi nelle foreste.
Il premier ungherese oggi ha annunciato che vuole accelerare la costruzione della
barriera, che dovrebbe essere finita entro una settimana. I 4mila cittadini di
Asotthalom, perlopiù agricoltori, hanno eletto sindaco Laszlo Toroczkai, che
rappresenta Jobbik, il partito ungherese dei "discendenti di Attila",
anti-Ue, razzista e antisemita. E soprattutto, in questo momento,
anti-migranti. Qui la 'cortina di ferro' di Orban è sorvegliata da militari e
poliziotti. Ma non è come quella di Rozske: per diversi chilometri il
reticolato è alto appena un metro e mezzo. I migranti in fuga tagliano il filo
spinato facilmente - le strutture metalliche si piegano anche solo con le mani
- e attraversano il confine. "Ad Asotthalom, frontiera Schengen, passano
circa 500 persone al giorno", spiega il militare che sfreccia sulla strada
tra due ali di fitta vegetazione.
Dalla parte serba passa qualche trattore, non c'è
traccia di alcuna presenza delle forze di sicurezza. Sul ciglio di una strada,
in una fossa naturale del terreno, una decina di migranti circondati dagli
agenti molto più numerosi cerca riparo dal freddo raccogliendo legna poco
lontano. Non c'è nessun volontario, ungherese né austriaco, a portare soccorso.
Né tantomeno le organizzazioni internazionali come l'Unhcr, arrivate in queste
ore nei campi di Rozske. Il suv macina metri sulla strada circondata dai
boschi: al lato, tre migranti camminano a fatica. L'auto si ferma: "Visto,
uno è scappato", dice il militare. Gli altri due sono un ragazzo che
accompagna sotto braccio un anziano, chiaramente non vedente. Dicono di essere
siriani. "Dov'è il terzo?", incalza il militare,
"richiamatelo". Il giovane si scusa, è pallido, con la voce tremante.
Chiama il terzo fuggito, ma non arriva nessuna risposta. Il 'cacciatore' si
intrufola nella foresta: tra gli arbusti ci sono almeno 20 profughi, tra i
quali diverse donne. Intima l'alt. "No, no", urlano i migranti, che
iniziano a scappare tra gli alberi. Il militare chiama la polizia: "Li
beccheranno alla fine del bosco, lì c'è la radura". Si torna a Asotthalom.
Nel villaggio si respira un'aria pesante. Gli stranieri vengono presi a
sberleffi. Tutti dicono di parlare solo l'ungherese, anche se lo spiegano in un
perfetto inglese. Arrivano cinque ragazzoni in tenuta mimetica.
Dicono che bisogna chiudere tutto, che quelli che
arrivano "non sono siriani" e non fuggono dalla guerra: "Sennò
prenderebbero l'aereo da Damasco o Kabul, con tutti i soldi che spendono per
arrivare qua". Si lasciano andare agli sfottò sul calcio: "Forza
Lazio, è una squadra con il cuore che vola in alto", dicono mimando il
volo dell'aquila. Poi spiegano che per prendere l'autobus e tornare a Szeged,
dove c'è l'unica stazione ferroviaria della zona e dista 35 km, occorre
incamminarsi sulla strada principale. Ma non è vero, la stazione dei bus è 10
metri prima. Lo dicono anche a quattro pachistani, arrivati da Lahore. Passa il
bus, che alla prima svolta gira a sinistra e lascia la strada principale. I
quattro pachistani, tutti dotati della "carta" di identificazione
della polizia e quindi in grado di imbarcarsi a Szeged su un treno per Budapest
e arrivare in Austria o Germania, non lo prenderanno mai. A una fermata, 20
chilometri più avanti, 12 profughi visibilmente allo stremo delle forze
vogliono salire a bordo. Ma l'autista chiude le porte. Sul bus nessuno dice
nulla, anzi, sembrano contenti.
Questo articolo ti lascia l’amarezza addosso…. Siamo contenti
di lasciare a piedi gente di altri paesi che scappano non si sa da cosa e ce li
ritroviamo qui per l’imbecillità dei nostri Governanti….Stiamo facendo passi
indietro in questa Società che non guarda più il vicino bisognoso, ma pensa
solo alla propria pancia..... Ma tutti però….e per tutti intendo quelli che
usano il cuore con il cervello, si chiedono il perché di questo esodo così
massiccio e se quelli che si chiamano emigranti lo sono veramente…. Sono veramente
persone che scappano dalle guerre in atto…… dalle carestie….. dalle
persecuzioni …..o piuttosto sono la
prima fase di una invasione in atto che l’imbecillità di chi ci comanda ancora
non vede?....... Profughi che scappano da chi vorrebbe identificarli….. giovani
di tutte le razze, la maggior parte mussulmani……che si permettono di rifiutare
il cibo che gli si dà, se non di loro gradimento…..o si permettono di
manifestare se non vengono accolti con i guanti bianchi…..tutti questi fanno
pensare ed allora succede che si chiude la porta di casa e quella del cuore….per
paura….. E’ inutile che il Papa o i vari Governanti di questa pseudo Europa
Unita predicano l’accoglienza….. stanno
predicando di arrenderci a questa massa di gente che viene per conquistarci…..è
il massimo della vigliaccheria…..Non sanno i
Nostri che la vigliaccheria di fronte al nemico è punita con la morte?
